Il varietà, nella sua forma più impegnativa e costosa della rivista del sabato sera o in quella più leggera e ridotta del programma d’intrattenimento, era un mix di elementi differenti: il balletto, la canzone e lo sketch (dove si esprimeva il talento degli autori da Vaime ad Amurri) ed era scritto con gran rigore. Erano molto pochi gli attori comici a cui veniva concesso di intrattenere il pubblico senza attenersi al copione. Di cosa si rideva? Prima di tutto per la grande miscellanea di situazioni (la suocera insopportabile, il genero maleducato, il bambino petulante, etc.) ma anche della televisione stessa: imitatori come Alighiero Noschese, comici come Paolo Panelli, Bice Valori, Raffaele Pisu ironizzavano sui personaggi e i programmi più popolari.

Oltre e insieme all’umorismo e alla comicità, il tessuto connettivo dell’intrattenimento televisivo era rappresentato da una forma culturale profondamente radicata nei consumi nazionali degli italiani già alla fine dell’Ottocento: la musica leggera o, più precisamente, la canzonetta.

Canzonissima

Dopo il successo radiofonico del 1956 questo torneo tra canzoni approda in tv l’anno successivo con il titolo di Voci e volti della fortuna rappresentati da cantanti dilettanti provenienti da vari punti dell’Italia che si sfidavano fino all’ultima nota in cerca di successo. Ma la formula che rese questo varietà l’imperdibile appuntamento degli italiani al sabato sera arriva nel 1958 quando adottò il nome di Canzonissima e si trasformò questa volta in una gara di canzoni, abbinato alla lotteria di Capodanno, tra astri nascenti della musica italiana che il pubblico poteva votare attraverso apposite cartoline. Affidato alla regia di Antonello Falqui e al talento creativo di Garinei e Giovannini, Canzonissima trova subito il giusto equilibrio tra rivista, canzonette e potenziale televisivo e si pone come paradigma per ogni successivo spettacolo di varietà italiano.

L’edizione che segna l’entrata del teatro di rivista nel nuovo mezzo è quella presentata nel ’59 dall’attrice e ballerina Delia Scala insieme a Paolo Panelli e Nino Manfredi con quest’ultimo che interpreta il personaggio di Bastiano, il barista ciociaro che esclama Fusse che fusse la vorta bbona per evocare l’acquisto del biglietto vincente la lotteria.

L’edizione più turbolenta è invece quella del ’62 con Dario Fo e Franca Rame protagonisti di uno sketch su un costruttore edile che si rifiutava di dotare di misure di sicurezza la propria azienda considerato eccessivamente provocatorio dalla Rai che lo censura.

Le edizioni più effervescenti sono quelle del ’70-’71 condotte dalla coppia Corrado-Raffaella Carrà che interpretò la sigla iniziale del programma “Ma che musica maestro” e lanciò il “Tuca Tuca” nella storica (e criticata) esibizione con Alberto Sordi.

Canzonissima cala il sipario nel 1975. La musica era cambiata, come il clima politico e sociale del Paese.

Studio Uno

È il varietà per antonomasia della televisione italiana andato in onda dal 1961 al 1966 e prendeva il nome dallo Studio 1 della sede RAI in via Teulada dove veniva registrato. La regia – anche qui – è di Antonello Falqui che firma il programma insieme a Guido Sacerdote (produttore anche di Canzonissima) con il quale forma un sodalizio artistico che di fatto inventa il sabato sera della RAI portandovi uno spettacolo fondato sulla lezione di semplicità e internazionalizzazione acquisita dopo un viaggio negli USA: telecamere a vista, orchestra disposta in maniera dimessa, arredi essenziali e fondali bianchi per esaltare i corpi dei conduttori, delle ballerine, degli ospiti. Questa cifra fu chiara sin dalla prima edizione condotta da Mina che oltre a confermare il suo talento vocale si mostra un’abile padrona di casa al cui fianco si alternano per la co-conduzione da Mastroianni a Sordi e da Totò a Walter Chiari per alcuni straordinari duetti.  Nel cast figurano quelle gemelle Kessler che con le loro gambe di 105 cm. si consacrano con il “Dadaumpa” e “La notte è piccola” grazie alle coreografie di Don Lurio che le aveva portate in Italia.

Da quel varietà fu estratto poi uno spin off Biblioteca di Studio Uno (1964) un programma dallo sforzo produttivo e di scrittura poderoso, un grande set dove in una sola puntata si potevano contare almeno una ventina di scene diverse, cinque o sei balletti, duelli in costumi d’epoca, adattamenti, registrazioni di voci. Si trattava di otto perfette commedie musicali, delle parodie (ma è riduttivo) ispirate a celebri opere letterarie. Falqui non voleva alfabetizzare il Paese come il maestro Manzi, ma solo intrattenerlo con grazia ed eleganza.

Senza rete

Si esibiscono così i cantanti nel varietà diretto da Enzo Trapani dal ’68 al ’72 e poi fino al ’75 da Giancarlo Nicotera: senza la rete del playback, completamente dal vivo, con l’accompagnamento di una grande orchestra all’Auditorium RAI di Napoli e un presentatore (per lo più attore) che subentra al momento canoro con dei siparietti o monologhi comici. Nel corso delle edizioni si avvicendano in questo ruolo Enrico Maria Salerno, Raffaele Pisu, Paolo Villaggio (non ancora baciato dai fasti “fantozziani”) un Enrico Montesano ad inizio carriera, l’immancabile Pippo Baudo ed un giovanissimo Lino Banfi che inizia a farsi conoscere con quell’improbabile dialetto pugliese che da lì a poco avrebbe fatto la sua fortuna. In quello show i migliori talenti della musica leggera italiana, da Milva a Gianni Morandi, da Claudio Villa a Ornella Vanoni.

Milleluci

È l’ultimo grande varietà italiano, il migliore per l’idea e la formula, in sublime bianco e nero dove Mina divide la conduzione e la scena con Raffaella Carrà grazie a un nuovo colpo da maestro di Falqui che nel 1974, tra austerity, minacce di guerra, terrorismo rosso e nero, promuove una celebrazione in grande stile del passato musicale e dello spettacolo nazionale. Ognuna delle otto puntate è dedicata ad un diverso genere dell’intrattenimento: dal cabaret all’avanspettacolo, dal musical all’operetta, alla rivista passando per la radio e la televisione, con la partecipazione di grandi ospiti ed interpreti come Battisti, Morandi, Celentano ma anche Franca Valeri, Macario, Aldo Fabrizi, Cochi e Renato, Gino Bramieri per citarne solo alcuni.

Era stata Mina a volere Raffaella al suo fianco come co-conduttrice dopo la morte improvvisa di Alberto Rabagliati con cui aveva già registrato la prima puntata. Una più esuberante e divertente, l’altra più composta e misteriosa, l’ombelico a vista di una, le trasparenze dell’altra, una l’apprendista, l’altra l’artista sono non soltanto alcuni dei volti della stessa medaglia

C’è un’idea di televisione luminosa, intelligente e piena di inventiva a cui autori come Roberto Lerici e Gino Landi contribuiscono realizzando un varietà che nei decenni a seguire ha registrato numerosi tentativi di imitazione.

Fantastico

Di nome e di fatto. Il varietà del sabato, andato in onda in prima serata nel 1979 e poi regolarmente dal 1981 fino al 1991, fu chimerico. Il titolo era stato scelto dallo stesso Trapani ed era strettamente collegato alla dimensione scenografica e coreografica del programma, in cui il regista dava vita a un caleidoscopio di atmosfere contrastanti che spaziano dalla festa paesana, alla discoteca, al luna park, alla musica classica, con coreografie e balletti pre-registrati che scomparivano in dissolvenza. Torna la Lotteria Italia del 6 gennaio, riprendendo in questo modo la collocazione del sabato sera, persa dopo il tramonto dello storico varietà Canzonissima ed è legata a un quiz nel quale sei concorrenti sono associati all’estrazione a sorte dei biglietti fortunati. Nei diversi momenti dello show, cantanti, attori, ballerini si esibiscono secondo una scaletta vivacizzata dai siparietti dei conduttori.

La prima edizione di Fantastico è seguita da una media di 25 milioni di telespettatori a puntata con la riuscita conduzione di Loretta Goggi, gli interventi comici di Beppe Grillo e la partecipazione di Heather Parisi che porta nelle case degli italiani i nuovi ritmi della disco dance con “Cicale”, “Disco Bambina”, “Crilù” e nuove forme di coinvolgimento sociale nel ballo.

Alla conduzione del programma si sono alternati Corrado e Raffaella Carrà, Gigi Proietti con Heather Parisi ma è Pippo Baudo a partire dal 1984 a dare a Fantastico una svolta, allontanandosi dalla formula di Trapani e riprendendo quella più classica di Studio Uno e Canzonissima. Con Baudo arriva la diretta, ma tornano soprattutto la gara di canzoni, scenografie sontuose, balletti e soubrette. Con lui prima Heather Parisi e Eleonora Brigliadori (da Canale 5) poi le più iconiche Lorella Cuccarini e Alessandra Martines.

Anima mia

Il varietà del sabato sera su Raidue del 1997 di Fabio Fazio e Claudio Baglioni si colloca in una fase di forte diversificazione dell’offerta televisiva che moltiplica i registi stilistici nella costruzione dei programmi per in-trattenere un pubblico sempre più volubile e fluttuante nei gusti e negli interessi.

Anima mia, il cui titolo si ispira all’omonimo successo de “I cugini di Campagna”, si fonda sulla nostalgia – anche ironica – degli anni Settanta, rievocandone mode e stili proponendone una rilettura in controtendenza rispetto alla memoria e all’approccio generale di un’epoca definita con il termine “Anni di piombo”.

La scrittura del programma è affidata, tra gli altri, a Pietro Galeotti che coinvolge nell’avventura anche Tommaso Labranca, l’ideologo del trash, grazie al quale la cultura considerata “bassa”, fino ad allora esclusa dal discorso ufficiale. Era anche in studio come ospite fisso in veste di consulente socio-culturale.

Con Fazio e Baglioni anche Orietta Berti, Natalia Estrada e Sabina Ciuffini oltre a tanti ospiti anche internazionali che si alternano nelle sei puntate (in origine cinque) per rievocare quell’epoca. La regia del varietà è affidata a Paolo Beldì, l’occhio in macchina che di Fazio seguirà il programma cult Quelli che il calcio e i suoi Sanremo del 1999 e 2000 con quella sua cifra distintiva di indugiare sui dettagli, da un calzino abbassato a uno spettatore addormentato in platea all’Ariston.

Stasera pago io

Il programma di Fiorello su Raiuno (2001-2004) ha fatto da subito pensare a una rinascita del varietà televisivo. Lo stesso Antonello Falqui in più di un’occasione ribadì che l’unico che si avvicinava al suo modo di fare televisione era quello proprio dello showman siciliano e nel caso specifico quel Stasera pago io. A cominciare dallo spazio scenico che ricorda gli anni di Studio Uno con il ruolo determinante del gioco di luci di Pino Quini e della regia un po’ anni Sessanta di Duccio Forzano.

In questo solco Fiorello si avvale di “spalle” fidate (Tommasino e Marco Baldini), coinvolge il cinema e la radio, cavalca il passato e il presente, gioca con gli ospiti, crea personaggi e parodie (Nanni Moretti, Franco Califano, Ignazio La Russa su tutte), mescola l’alto e il basso, il nazional-popolare e la sperimentazione così che in una stessa puntata si ritrovino Carla Fracci e Lenny Kravitz, Bocelli e gli Articolo 31.

Tornano lo studio attrezzato, esibito nelle sue risorse tecniche che Fiorello valorizza con le sue continue incursioni nel backstage, e la Lotteria Italia.

Ballando con le stelle

È attualmente il varietà più longevo della Rai che va in onda al sabato sera dal 2005. Il programma, condotto da Milly Carlucci, recupera un elemento portante del varietà televisivo, il balletto, che nella drammaturgia delle puntate assumeva forme differenti: dalle coreografie delle sigle agli stacchi funzionali al passaggio ai quadri successivi dello spettacolo ad un numero ad hoc pensato per l’ospite.

In Ballando con le stelle il ballo viene utilizzato nella forma della danza sportiva con i personaggi del mondo dello spettacolo, del cinema, del teatro in coppia con un maestro professionista, che si sfidano a suon di valzer, tango, rock, cha-cha-cha e ritmi latinoamericani dinanzi a una giuria di opinionisti ed esperti.

La formula è un mix tra il talent show per la competizione e la presenza dei giudici, il reality show per le telecamere che seguono i concorrenti in diversi momenti dell’allenamento durante la settimana e favorire i racconti delle celebrities, e lo spettacolo di varietà.