No Quarto da Vanda si conclude con l’inquadratura di una casa rasa al suolo all’interno del quartiere in demolizione di Fontaínhas, una bidonville costruita a partire dalla metà degli anni Sessanta da emigranti portoghesi e africani nella zona nord-ovest di Lisbona. La suddetta inquadratura è seguita da 73 secondi di schermo nero con in sottofondo l’elegia funebre Officium Breve in Memoriam Andreae Szervanszky di György Kurtág: alla fine del film Vanda, Zita, Nhurro e tutti gli altri abitanti del quartiere creolo sono morti, distrutti per sempre. È la fine di un’epoca. Eppure il cinema, che la lingua inglese tende a considerare una tecnologia mortifera (in inglese to shoot significa sia ‘registrare un fotogramma’ che ‘sparare’), nelle mani di un cittadino-filmmaker come Pedro Costa può diventare un’arma di resistenza contro l’irreparabile, immortalando gli ultimi giorni di una certa umanità prima che essa venga spazzata via dall’uragano che siamo soliti chiamare ‘progresso’.