DIES IRAE
Seconda liceo Classico, al Carducci di Milano. Il professore di Italiano, Aldo Boniti, ci invita a partecipare a una serie di proiezioni, organizzate dalla scuola. Il prof. Boniti, di sapere enciclopedico, era molto attento ai risvolti teorici e filosofici dell’arte. All’inizio del suo insegnamento, in prima liceo, dedicava varie settimane ad un corso di estetica, breve, ma molto intenso. E nella lettura dei testi sottolineava sempre, da buon crociano, le forme attraverso cui la ‘poesia’ emergeva: ora dalla scelta lessicale, ora dalla dimensione fonetica e musicale, ora dall’immagine evocata, … Quel giorno in aula magna proiettarono il Dies Irae di Dreyer.
Fino a quel momento, non avevo mai pensato che al film come un’opera d’arte, un oggetto con valore estetico. Ero un gran divoratore di film, di tutti i generi, ma in sala ci andavo solo per divertirmi. La ri-lettura del film che facemmo in classe mi aprì invece un mondo; mi fece rileggere tutto quanto avevo visto alla luce di questa nuova dimensione.
Di lì in poi, guardare un film per me non fu più lo stesso.